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Numero Verde: 800 860 004
E-mail: hb@bettojahotels.it
A piedi dalla Certosa
Percorso interamente pedonale
Durata: 4 h
Periodo consigliato: la mattina durante il periodo estivo e nel primo pomeriggio nel periodo invernale.
Distanza dall'Hotel Relais Certosa: 10 min a piedi, percorso panoramico e ventilato con panorama sui colli di Firenze in mezzo a uliveti centenari.
Biglietto: Ingresso gratuito, le visite sono guidate da un monaco cistercense e durano circa 2 ore, poi si può liberamente passeggiare all' esterno del convento e nel chiostro, fare visita alla farmacia del convento dove si trovano ottimi liquori, miele e medicinali naturali.
Orario ingresso: 09:00/12:00 - 15:00/18:00 dal 1° maggio al 30 settembre. 09:00/12:00 - 15:00/17:00 dal 1° ottobre al 30 aprile. Orario festivo SS. Messe 10 - 11 am
Chiusura: Lunedì
Indirizzo: Via Buca di Certosa
Telefono: 055/2049226
Caratterizzazione Storica
La Certosa di Firenze è un edificio di origine trecentesca. La sua edificazione è dovuta a Niccolò Acciaioli, signore di Firenze, appartenente ad una grande e ricchissima famiglia di banchieri, come centro di vita religiosa e di educazione e istruzione dei giovani.
La costruzione ebbe inizio nel 1342 e continuò per diversi secoli grazie alle offerte dalla nobiltà di Firenze. A Niccolò Acciaioli è dedicato il Palazzo omonimo, un tempo sua dimora, oggi sede della Pinacoteca.
Introduzione
Il maestoso complesso conventuale è un unico museo cosparso di opere d'arte di grandi maestri che operarono a Firenze dal XIV al XVIII secolo. Attualmente sono visitabili tutti gli ambienti conventuali: i Chiostri, le Celle dei frati, le Cappelle e la ricca Pinacoteca. Dalla metà del 1900, infatti, il Convento è abitato dai frati Benedettini che non osservano la regola della clausura. La pinacoteca ospita opere di notevole pregio artistico e storico. Tra esse cinque lunette raffiguranti le Scene della Passione di Cristo realizzate dal Pontormo tra il 1523 e il 1525, originariamente poste nel Chiostro Grande.
Il complesso monumentale è situato sulla sommità di Monte Acuto, detto anche "Monte Santo", un colle di forma conica situato nelle vicinanze dell'abitato del Galluzzo, paese a sud di Firenze.
DESCRIZIONE DELL'ITINERARIO
Partendo dal Relais Certosa in pochi minuti si arriva sul piazzale della Certosa da cui si può già vedere il Complesso monastico in tutta la sua imponenza quasi di piccola città fortificata con le casette dei monacii, la chiesa col campanile e il palazzo Acciaioli.
Il complesso è stato schematizzato in 13 elementi più la foresteria e riportato sulla mappa
L'accesso, ricostruito nel XVI secolo, è costituito da una rampa molto panoramica; sulla destra si possono vedere in affioramento naturale le rocce di cui è costituito il colle e con le quali è stato costruito il convento. Attraverso una rampa di scale coperta si entra nella Pinacoteca del palazzo Acciaiuoli che si affaccia sul piazzale della chiesa. Al piano inferiore si trovano quattro saloni che si estendono fino sotto al grande piazzale. La Pinacoteca ospita gli affreschi staccati dal Chiostro Grande e raffiguranti episodi della Passione, realizzati da Jacopo Pontormo.
Jacopo Carucci detto il Pontormo nasce a Pontorme di Empoli nel 1494, si trasferisce a Firenze nel 1508. Suoi maestri sono Mariotto Albertinelli, Piero di Cosimo e Andrea del Sarto.
Tra il 1523 e il 1525 esegue gli affreschi per la certosa del Galluzzo, condotti mentre a Firenze infuria un'epidemia di peste. Dai saloni si accede direttamente al Piazzale della chiesa Sulle pareti più lunghe del piazzale stesso furono posizionate le semicolonne in stile dorico-tuscanico, addossate al muro perimetrale.
La chiesa è di origine trecentesca, ma è stata profondamente rimaneggiata nel XVI secolo, epoca a cui risale la facciata e la parte anteriore col coro dei conversi, dove si trovano dipinti secenteschi e i notevoli stalli lignei intagliati e intarsiati . Da qui si accede alla quattrocentesca cappella di Santa Maria, restaurata in stile neogotico nel XIX secolo. Da notare due sculture di Andrea Della Robbia poste in alto sulle pareti.
Attraverso il corridoio (detto colloquio dei monaci) dove i monaci potevano parlare in giorni e orari prestabiliti si arriva al chiostro grande.
Il chiostro durante il XV secolo fu ricostruito interamente, il patrimonio pittorico e decorativo, una volta abbondantissimo, è oggi relativo, a causa di ripetuti saccheggi e trafugamenti. Infatti la Certosa rimase di proprietà dell'Ordine certosino fino all'ottobre del 1810 quando, per volontà di Napoleone, vi furono trasferiti centocinquanta fanti francesi. Dopo la restaurazione del Granducato di Toscana (1819), i monaci poterono rientrare nel monastero e ottennero che varie opere d'arte fossero ricollocate nelle loro sedi primitive.
I due rettangoli, all'interno del chiostro, verso la galleria della chiesa, sono adibiti a cimitero dei religiosi: quello di destra per i monaci, l'altro per i fratelli conversi.
Al centro del prato è collocata la cisterna o pozzo , che fu eseguita nel 1521 da Francesco di Gabbriello. Il quarto lato del chiostro è occupato dalla parete di fondo della chiesa e dagli ambienti situati parallelamente ad essa: cappella delle reliquie, sagrestia, capitolo, refettorio e dispense.
Il chiostro dei monaci è detto anche chiostro delle celle perché su tre lati sono disposte le 18 celle per i monaci.
La struttura delle celle è visibile dall'esterno e dai tetti che emergono al di sopra delle gallerie del chiostro. Le porte di ingresso alle singole celle sono contrassegnate da una lettera dell'alfabeto e sormontate da affreschi a forma di lunette. Accanto ad ogni porta c'è uno sportello che serviva ad introdurre i cibi.
Nella cella, il piccolo mondo del certosino, il monaco trascorreva l'intera sua vita, uscendo solo per le celebrazioni liturgiche notturne e diurne e nei giorni di festa per la refezione comune. I locali a disposizione del monaco sono: al piano terreno, il giardino con la cisterna, il laboratorio e la legnaia; al piano superiore, posto all'altezza degli ambulacri del chiostro, tre stanze, oltre il piccolo corridoio di ingresso, che servivano per mangiare, studiare e riposare . In queste stanze sono conservate alcune suppellettili proprie del certosino.
Interessanti anche il chiostrino dei monaci e il chiostrino dei conversi.
Dal chiostrino dei fratelli conversi si torna nel piazzale antistante la chiesa e sotto il loggiato ci sono i locali destinati alla foresteria.
Le tre stanze che attualmente fanno parte della visita sono denominate Appartamento del Papa in ricordo del prolungato soggiorno di Pio VI, che fu costretto a soggiornarvi dal 1 giugno 1798 al 23 marzo 1799 poiché era prigioniero di Napoleone. Vi soggiornò anche Pio VII per due giorni, 8 e 9 luglio 1809.
Non è tanto il valore artistico dei locali quanto il ricordo storico ad essi legato che suscita interesse. Infatti quasi tutto ciò che si vede negli arredi e suppellettili ricorda la presenza dei due papi.
Verso l'uscita dal piazzale della chiesa c'è una magnifica veduta panoramica che mette in comunicazione diretta la spiritualità del monastero con la bellezza del paesaggio.
La farmacia e i servizi sono collocati all'esterno del complesso monastico residenziale.
Nota:
Interessante andare a vedere un dipinto di Pontormo esposto alla Galleria degli Uffizi, proveniente dalla Certosa e perfettamente conservato.
L'opera, datata 1525, fu eseguita per il refettorio della foresteria. Nella composizione il pittore si ispira, come già aveva fatto nelle lunette del chiostro raffiguranti episodi della Passione di Cristo, a una stampa del Durer. L'artista volge una particolare attenzione alla descrizione minuziosa degli oggetti sul tavolo, la brocca, i bicchieri, il piatto e degli effetti della luce che si rifrange su di essi, raggiungendo risultati di un naturalismo che può definirsi precaravaggesco. Anche la rappresentazione di animali domestici sotto il tavolo conferisce un tono familiare e quotidiano alla scena. Per umanizzare ancora di più l'evento, ai monaci che vi partecipano, in veste di servitori, diede i tratti reali di alcuni confratelli della Certosa.
Durata: 4 h
Periodo consigliato: la mattina durante il periodo estivo e nel primo pomeriggio nel periodo invernale.
Distanza dall'Hotel Relais Certosa: 10 min a piedi, percorso panoramico e ventilato con panorama sui colli di Firenze in mezzo a uliveti centenari.
Biglietto: Ingresso gratuito, le visite sono guidate da un monaco cistercense e durano circa 2 ore, poi si può liberamente passeggiare all' esterno del convento e nel chiostro, fare visita alla farmacia del convento dove si trovano ottimi liquori, miele e medicinali naturali.
Orario ingresso: 09:00/12:00 - 15:00/18:00 dal 1° maggio al 30 settembre. 09:00/12:00 - 15:00/17:00 dal 1° ottobre al 30 aprile. Orario festivo SS. Messe 10 - 11 am
Chiusura: Lunedì
Indirizzo: Via Buca di Certosa
Telefono: 055/2049226
Caratterizzazione Storica
La Certosa di Firenze è un edificio di origine trecentesca. La sua edificazione è dovuta a Niccolò Acciaioli, signore di Firenze, appartenente ad una grande e ricchissima famiglia di banchieri, come centro di vita religiosa e di educazione e istruzione dei giovani.
La costruzione ebbe inizio nel 1342 e continuò per diversi secoli grazie alle offerte dalla nobiltà di Firenze. A Niccolò Acciaioli è dedicato il Palazzo omonimo, un tempo sua dimora, oggi sede della Pinacoteca.
Introduzione
Il maestoso complesso conventuale è un unico museo cosparso di opere d'arte di grandi maestri che operarono a Firenze dal XIV al XVIII secolo. Attualmente sono visitabili tutti gli ambienti conventuali: i Chiostri, le Celle dei frati, le Cappelle e la ricca Pinacoteca. Dalla metà del 1900, infatti, il Convento è abitato dai frati Benedettini che non osservano la regola della clausura. La pinacoteca ospita opere di notevole pregio artistico e storico. Tra esse cinque lunette raffiguranti le Scene della Passione di Cristo realizzate dal Pontormo tra il 1523 e il 1525, originariamente poste nel Chiostro Grande.
Il complesso monumentale è situato sulla sommità di Monte Acuto, detto anche "Monte Santo", un colle di forma conica situato nelle vicinanze dell'abitato del Galluzzo, paese a sud di Firenze.
DESCRIZIONE DELL'ITINERARIO
Partendo dal Relais Certosa in pochi minuti si arriva sul piazzale della Certosa da cui si può già vedere il Complesso monastico in tutta la sua imponenza quasi di piccola città fortificata con le casette dei monacii, la chiesa col campanile e il palazzo Acciaioli.
Il complesso è stato schematizzato in 13 elementi più la foresteria e riportato sulla mappa
L'accesso, ricostruito nel XVI secolo, è costituito da una rampa molto panoramica; sulla destra si possono vedere in affioramento naturale le rocce di cui è costituito il colle e con le quali è stato costruito il convento. Attraverso una rampa di scale coperta si entra nella Pinacoteca del palazzo Acciaiuoli che si affaccia sul piazzale della chiesa. Al piano inferiore si trovano quattro saloni che si estendono fino sotto al grande piazzale. La Pinacoteca ospita gli affreschi staccati dal Chiostro Grande e raffiguranti episodi della Passione, realizzati da Jacopo Pontormo.
Jacopo Carucci detto il Pontormo nasce a Pontorme di Empoli nel 1494, si trasferisce a Firenze nel 1508. Suoi maestri sono Mariotto Albertinelli, Piero di Cosimo e Andrea del Sarto.
Tra il 1523 e il 1525 esegue gli affreschi per la certosa del Galluzzo, condotti mentre a Firenze infuria un'epidemia di peste. Dai saloni si accede direttamente al Piazzale della chiesa Sulle pareti più lunghe del piazzale stesso furono posizionate le semicolonne in stile dorico-tuscanico, addossate al muro perimetrale.
La chiesa è di origine trecentesca, ma è stata profondamente rimaneggiata nel XVI secolo, epoca a cui risale la facciata e la parte anteriore col coro dei conversi, dove si trovano dipinti secenteschi e i notevoli stalli lignei intagliati e intarsiati . Da qui si accede alla quattrocentesca cappella di Santa Maria, restaurata in stile neogotico nel XIX secolo. Da notare due sculture di Andrea Della Robbia poste in alto sulle pareti.
Attraverso il corridoio (detto colloquio dei monaci) dove i monaci potevano parlare in giorni e orari prestabiliti si arriva al chiostro grande.
Il chiostro durante il XV secolo fu ricostruito interamente, il patrimonio pittorico e decorativo, una volta abbondantissimo, è oggi relativo, a causa di ripetuti saccheggi e trafugamenti. Infatti la Certosa rimase di proprietà dell'Ordine certosino fino all'ottobre del 1810 quando, per volontà di Napoleone, vi furono trasferiti centocinquanta fanti francesi. Dopo la restaurazione del Granducato di Toscana (1819), i monaci poterono rientrare nel monastero e ottennero che varie opere d'arte fossero ricollocate nelle loro sedi primitive.
I due rettangoli, all'interno del chiostro, verso la galleria della chiesa, sono adibiti a cimitero dei religiosi: quello di destra per i monaci, l'altro per i fratelli conversi.
Al centro del prato è collocata la cisterna o pozzo , che fu eseguita nel 1521 da Francesco di Gabbriello. Il quarto lato del chiostro è occupato dalla parete di fondo della chiesa e dagli ambienti situati parallelamente ad essa: cappella delle reliquie, sagrestia, capitolo, refettorio e dispense.
Il chiostro dei monaci è detto anche chiostro delle celle perché su tre lati sono disposte le 18 celle per i monaci.
La struttura delle celle è visibile dall'esterno e dai tetti che emergono al di sopra delle gallerie del chiostro. Le porte di ingresso alle singole celle sono contrassegnate da una lettera dell'alfabeto e sormontate da affreschi a forma di lunette. Accanto ad ogni porta c'è uno sportello che serviva ad introdurre i cibi.
Nella cella, il piccolo mondo del certosino, il monaco trascorreva l'intera sua vita, uscendo solo per le celebrazioni liturgiche notturne e diurne e nei giorni di festa per la refezione comune. I locali a disposizione del monaco sono: al piano terreno, il giardino con la cisterna, il laboratorio e la legnaia; al piano superiore, posto all'altezza degli ambulacri del chiostro, tre stanze, oltre il piccolo corridoio di ingresso, che servivano per mangiare, studiare e riposare . In queste stanze sono conservate alcune suppellettili proprie del certosino.
Interessanti anche il chiostrino dei monaci e il chiostrino dei conversi.
Dal chiostrino dei fratelli conversi si torna nel piazzale antistante la chiesa e sotto il loggiato ci sono i locali destinati alla foresteria.
Le tre stanze che attualmente fanno parte della visita sono denominate Appartamento del Papa in ricordo del prolungato soggiorno di Pio VI, che fu costretto a soggiornarvi dal 1 giugno 1798 al 23 marzo 1799 poiché era prigioniero di Napoleone. Vi soggiornò anche Pio VII per due giorni, 8 e 9 luglio 1809.
Non è tanto il valore artistico dei locali quanto il ricordo storico ad essi legato che suscita interesse. Infatti quasi tutto ciò che si vede negli arredi e suppellettili ricorda la presenza dei due papi.
Verso l'uscita dal piazzale della chiesa c'è una magnifica veduta panoramica che mette in comunicazione diretta la spiritualità del monastero con la bellezza del paesaggio.
La farmacia e i servizi sono collocati all'esterno del complesso monastico residenziale.
Nota:
Interessante andare a vedere un dipinto di Pontormo esposto alla Galleria degli Uffizi, proveniente dalla Certosa e perfettamente conservato.
L'opera, datata 1525, fu eseguita per il refettorio della foresteria. Nella composizione il pittore si ispira, come già aveva fatto nelle lunette del chiostro raffiguranti episodi della Passione di Cristo, a una stampa del Durer. L'artista volge una particolare attenzione alla descrizione minuziosa degli oggetti sul tavolo, la brocca, i bicchieri, il piatto e degli effetti della luce che si rifrange su di essi, raggiungendo risultati di un naturalismo che può definirsi precaravaggesco. Anche la rappresentazione di animali domestici sotto il tavolo conferisce un tono familiare e quotidiano alla scena. Per umanizzare ancora di più l'evento, ai monaci che vi partecipano, in veste di servitori, diede i tratti reali di alcuni confratelli della Certosa.
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